AREA ARCHEOLOGICA DI MONTE BIBELE

L’area archeologica di Monte Bibele fa parte del Comune di Monterenzio e si trova nel cuore dell'Appennino bolognese, a 30 Km a sud-est di Bologna e a 15 Km dal confine con la Toscana. Il sito prende il nome dal massiccio di Monte Bibele, situato fra le valli dei torrenti Idice e Zena.

La ricchezza di sorgenti di acqua dolce e solforosa, la presenza di giacimenti di rame e ferro e la posizione strategica su una delle antiche vie transappenniniche che mettevano in collegamento la costa tirrenica con quella adriatica, costituiscono, con ogni probabilità, i fattori che hanno determinato l’insediamento di Monte Bibele.

La sua scoperta, del tutto casuale, avvenne nei primi anni sessanta: alcuni cacciatori, durante una battuta, trovarono una statuetta del V secolo a.C. e ne segnalarono il ritrovamento agli enti interessati.

Le ricerche archeologiche, finanziate inizialmente dal Comune di Monterenzio e poi dall'Università di Bologna, hanno permesso di definire concretamente la struttura dell'insediamento che si sviluppò dalla fine del V secolo alle quote più elevate del massiccio (tra 500 e 600 metri s.l.m.): un complesso formato da un abitato, un sepolcreto e almeno due zone di culto, che per le proprie specificità permettono, oggi, di riscostruire un quadro della vita quotidiana e delle relazioni sociali, del rituale funerario, delle credenze religiose di quella comunità di duecento, trecento persone che, tra il 400 e il 200 a.C. visse a Monte Bibele.

Le principali aree d'indagine archeologica sono le seguenti:

1. Abitato etrusco/celtico

2. Necropoli etrusco/celtica

3. Area sacra etrusca (stipe votiva)

4. Area sacra di Monte Bibele (santuario)

Il territorio sul quale sorse il villaggio è in forte pendenza. Questo inconveniente fu risolto in modo brillante grazie alla realizzazione di una serie di terrazzamenti artificiali rispondenti a un preciso e rigoroso piano regolatore. Il metodo fu utilizzato dagli Etruschi copiandolo dai loro predecessori, con l’unica differenza che non utilizzarono, per la parete a monte, il fianco della montagna, ma tagliarono quest’ultima, per costruire dei muri in sassi, che, pur logorati dal tempo, vediamo ancora oggi.

I tetti in legno e frasche delle case, monolocali sviluppati su due piani, erano a doppio spiovente per facilitare il deflusso di acque piovane e neve. Davanti alle case si aprivano delle piccole strade, quasi dei sentieri, dotate di canaline di scolo laterali nelle quali l’acqua cadeva dai tetti e, data la pendenza del villaggio, tuttora accentuata, scendeva fino ad arrivare al suo margine meridionale. L’approvvigionamento idrico era garantito da una capace cisterna che conteneva fino a 80.000 litri d’acqua ed era sfruttata da tutta la popolazione. Gli Etruschi erano maestri di queste costruzioni e, per questo piccolo villaggio, l’acqua era un elemento fondamentale: ciò è confermato dal fatto che la parola "Bibele" deriva dal verbo latino "bibo" che significa, appunto, bere.

Sulle attività quotidiane degli abitanti sappiamo, grazie agli oggetti trovati, che le donne si dedicavano alla filatura e alla tessitura, mentre gli uomini alla coltivazione degli appezzamenti di terra, all’estrazione di arenaria che serviva sia per edificare le abitazioni sia per altre diverse costruzioni e alla guerra. Grazie ai resti ossei, possiamo poi dedurre che accanto alle attività esclusivamente agricole si praticassero la caccia e l’allevamento di animali.

L’abitato e la necropoli sono su due versanti diversi. Nella necropoli, situata su Monte Tamburino, la successione delle tombe determina la loro scansione cronologica: gli antichi, infatti, cominciarono a porre le tombe nella parte più alta del monte. Analizzando gli oggetti rinvenuti nelle tombe, si è potuto sapere molto sugli abitanti del villaggio. Un esempio è il ritrovamento di uno strigile (oggetto utilizzato per pulirsi dall’olio, dalla polvere e dal sudore) che certamente non era prodotto nel villaggio, ma si trattava di un oggetto d’importazione: da ciò si potrebbe dedurre che gli scambi commerciali fossero già diffusi in queste popolazioni.

La stipe votiva, rinvenuta nell'area sacra, è la più grande di tutta l'Etruria padana a conferma della grande importanza del complesso archeologico bolognese.

Le stipi o depositi votivi, sono attestazioni religiose etrusche tra le più diffuse dell'Italia antica. Sono generalmente composte da figurine umane o animali, in bronzo e vasellame ceramico miniaturizzato, realizzato per scopi religioso e votivo.

L’area sacra è collocata tra il piede della cima di Monte Bibele e il versante sud/ovest della necropoli, in una depressione che un tempo probabilmente ospitava uno specchio d'acqua, sul cui fondo sono state rinvenute centinaia di statuette votive e vasellame in terracotta miniaturizzato.

Sulla sommità di Monte Bibele, gli scavi archeologici hanno permesso di identificare un'area rettangolare spianata artificialmente e circondata da un fossato su tutto il perimetro. Potrebbe trattarsi di un santuario all'aperto, del tutto simile ai santuari celtici dell'area transalpina. Posto in posizione elevata, al suo interno, sono stati rinvenuti numerosi resti di focolari e frutti carbonizzati.

I resti di questo insediamento sono conservati per la maggior parte nel Museo Civico Archeologico “L. Fantini” di Monterenzio.

Il Museo è intitolato alla memoria dell’archeologo Luigi Fantini e ospita tutti i reperti ritrovati nella valle dell’Idice e dello Zena dall'età della pietra fino all'età Romana.

All’interno del museo, diviso in più sale, troviamo la ricostruzione a grandezza naturale dell'impalcato ligneo di una casa dell'abitato dell’area di Monte Bibele, arredata con oggetti autentici o riproduzioni che consentono di illustrare molti aspetti della vita quotidiana del villaggio etrusco-celtico del IV-III secolo a.C.

All’esterno del museo, dal 2006, è possibile ammirare una capanna e un forno per la cottura della ceramica, vere e proprie riproduzioni di strutture documentate archeologicamente, ed esempi di come l'archeologia sperimentale possa produrre effetti straordinari anche in termini di efficacia di comunicazione.

Nelle sale dedicate al Sepolcreto di Monte Bibele sono in mostra molti corredi tombali rinvenuti nella necropoli, e particolare spazio è dato alle sepolture dei guerrieri celti, come per sottolineare l'importanza dell'elemento guerriero all'interno della comunità.

I materiali esposti sembrano suggerire una continuità di rapporti con le comunità celtiche transalpine, deducibili dallo studio degli armamenti e della loro evoluzione, e la propensione ad assimilare i tratti culturali ellenizzanti delle popolazioni centro-italiche, evidenziata dal rinvenimento nei corredi funebri di crateri, colini, attingitoi, kylikes e strigili.

La composizione dei corredi presenta analogie con quelli rinvenuti nelle necropoli di Marzabotto, di Bologna e di Monterenzio Vecchia (distante pochi chilometri), e potrebbe suggerire una certa integrazione tra le popolazioni etrusche e quelle celtiche. Di certo conferma come in questo tratto dell'Appennino confluissero commerci e scambi che mettevano in collegamento l'Italia meridionale, l'Etruria tirrenica, il Lazio con il versante adriatico (probabilmente Spina), nonché l'Europa celtica transalpina e le popolazioni liguri.



Tutta l’area archeologica di Monte Bibele è oggetto di un programma di valorizzazione nell’ambito di un nuovo progetto di ristrutturazione e sviluppo archeologico e naturalistico.



Museo Civico Archeologico "Luigi Fantini"

Via del Museo, 2 - 40050 Monterenzio (Bo)

Per informazioni e orari di apertura:

www.archeologia.unibo.it

e-mail:museomonterenzio@yahoo.it

Tel/Fax 051929766